martedì 3 novembre 2009

TONTINE - Una forma di microcredito “dal basso” autogestita da donne migranti africane

Lunedì 9 novembre, ore 18.00, presso la Sala Ruscalla,
Via Carducci n.28, Asti
PIAM onlus & Consorzio COALA
presentano i risultati finali del progetto:
“TONTINE” piccole società di mutuo sostegno
dall’Italia all’Africa e ritorno
Una forma di microcredito “dal basso” autogestita
da donne migranti africane
e sponsorizzato dalla
FONDAZIONE CULTURALE RESPONSABILITÀ ETICA ONLUS
Organizzazione di una “tontina” e sostegno economico
a 12 donne migranti.
Le tontine sono diventate le istituzioni finanziarie informali più diffuse in Africa, ma l’idea nasce in Italia. Fu infatti il banchiere napoletano Lorenzo Tonti ad introdurre nel 1653 l’utilizzo della “tontino” come formula associativo-assicurativo attraverso cui i soci potevano usufruire di un capitale fruttifero che poteva essere ripartito in un certo periodo o devoluto in eredità.
Le tontine in Africa sono delle donne che, nell’ambito del quartiere o del villaggio di appartenenza, assumono il ruolo di principali animatrici in un clima di solidarietà e di assistenza che costituisce un importante palliativo alle difficoltà della comunità.
Ovunque, che si chiamino tontine nei paesi francofoni, djanggis in Camerun, osusu in Gambia, shaloogo in Somalia, o muvandimwe in Rwanda, i poveri si associano per costituire una cassa di solidarietà che si regge sempre sullo stesso principio di funzionamento: appoggiandosi ai rapporti di solidarietà propri del neo-tribalismo delle Associations Villageoises pour le Développement (AVD), dei legami familiari o dell’associazionismo islamico, alcune persone che si conoscono appartenenti alla famiglia, al vicinato, al villaggio d’origine s’impegnano ad alimentare una cassa comune versando una modica somma prefissata, a una certa data, per un certo periodo. Sono l’instabilità dei redditi e l’assenza di previdenza sociale ad indurre la creazione di strutture di mutua assistenza capaci di aumentare il “sostegno sociale“.
Ognuno dei partecipanti riceve, a turno e secondo l’ordine di iscrizione, oppure per sorteggio, l’intera raccolta.
Ogni mese le donne si riuniscono presso quella che ha ricevuto il denaro per bere qualcosa, ascoltare musica e versare la quota mensile. Esistono riunioni di divorziate, di nonne, di colleghe di lavoro o di mercato (le più diffuse sono le casse mutue per vagliatrici di miglio e lavandaie), di seconde o terze mogli in un matrimonio poligamico.
Le donne che devono celebrare una cerimonia familiare (battesimo, matrimonio, funerale) hanno priorità per ottenere il premio.
Le tontine variano nel tempo, nel numero delle aderenti e nell’importo della somma versata. Spesso le donne che hanno deciso di associarsi organizzano delle sedute di prova in cui l’aspetto sociale e ludico supera in importanza quello economico. Un periodo di conoscenza reciproca, di verifica nel tener fede agli impegni finanziari, di consolidamento dei legami attraverso la regolarità degli incontri.
Perché le donne sanno che la tontina può funzionare solo se fondata sulla fiducia reciproca e sul rispetto di regole ferree.
Il progetto qui proposto ha come scopo il ritorno sul nostro territorio di questo metodo di impiego solidale del risparmio, di sostegno all’auto-microcredito, alla diffusione di modelli di microgestione circolare del risparmio in cui ognuno è al tempo stesso creditore e debitore, in una logica di reciprocità, favorendo due semplici principi: facile accesso al credito ed eliminazione di inoperose giacenze di liquidità.
Le donne migranti che incontriamo quotidianamente, siano o meno utenti dei nostri servizi, vivono spesso in ristrettezze economiche, hanno scarse possibilità di accesso al credito bancario, necessitano di denaro per realizzare loro attività imprenditoriali, per rendersi autonome, oppure per soddisfare i bisogni della famiglia rimasta nel paese d’origine.
Crediamo che il sistema tontine-osusu sia mutuabile dalle comunità femminili dell’Africa per sostenere e diffondere anche qui un etico sistema di microcredito, premiando, nel caso del progetto qui esposto, le donne che hanno ottemperato ai loro impegni fino alla scadenza del progetto raddoppiando la quota del capitale investito.
Ma come si realizza concretamente la tontina?
Un gruppo di donne, associatesi allo scopo di far ruotare un capitale, si incontra periodicamente per versare una somma di denaro prefissata. A turno ognuna di esse beneficerà dell’intera somma raccolta, disponendo così all’occasione di una quantità di denaro che non avrebbe potuto, nello stesso tasso di tempo, risparmiare da sola.
Riunite in associazione, le donne che partecipano alle tontine hanno l’obbligo di partecipare agli incontri prefissati versando puntualmente la somma concordata. Le riunioni, generalmente organizzate nella casa della vincitrice designata nell’assemblea precedente, sono presiedute dalla “mère” (il perno attorno al quale si costruisce e mantiene la solidarietà) alla quale si affiancano due o tre assistenti che si occupano della segreteria e della tesoreria.
La designazione della beneficiaria del prestito può seguire diverse modalità: dall’estrazione dei nomi delle concorrenti che non hanno ancora usufruito della vincita alla scelta concordata di dare precedenza alla donna che è in procinto di organizzare un evento cerimoniale. Ma sempre, in ogni caso, le regole di attuazione delle tontine devono prevedere un preciso regolamento ed un efficiente sistema sanzionatorio. La mère, tendenzialmente la più anziana e meritevole di fiducia, la figura di riferimento, la guida coesiva, l’autorità riconosciuta nella regolamentazione dei conflitti interni e nell’imposizione delle multe.
L’impatto sociale delle tontine è quello di rafforzare l’auto mutuo aiuto quale forma solidale di accesso al credito.
Inoltre essendo questo un progetto cooperativo sviluppa la fiducia reciproca e le azioni collettive.
Oltre a ciò non bisogna dimenticare il ruolo sociale delle riunioni di tontine: esse sono un’occasione di ritrovarsi, la possibilità di frequentare coetanee che condividono le stesse esperienze, i medesimi interessi economici. Libere dai vincoli comportamentali dettati dalla presenza del marito e della famiglia, all’interno del gruppo le donne costruiscono un loro spazio privato in cui confrontarsi su questioni personali, desideri inespressi, giocose amenità.
E in Africa come in Italia un po’ di sana e frivola complicità femminile può garantire un’utile terapia di gruppo.
http://www.bancaetica.com/Content.ep3?CAT_ID=31844&ID=31868

Nessun commento:

Posta un commento