venerdì 1 aprile 2011

ad Asti arrivano i profughi libici ed i fuorusciti tunisini?

In ogni caso si dovrà affrontare la situazione con senso di responsabilità e professionalità.
E sarà importante mettere da parte le strumentalizzazioni e i falsi allarmismi.
Questa città ha le strutture, le competenze e le risorse sia umane che materiali necessarie per mettersi in gioco e dare prova di efficienza e solidarietà.


Fra smentite e mezze ammissioni c’è preoccupazione per la destinazione forzata di alcune centinaia di immigrati da Lampedusa. Il vecchio ospedale come centro di accoglienza?
Il piano per l’emergenza immigrati è scattato.
Roberto Maroni, ministro dell’interno ha ottenuto il “via libera” delle Regioni, con alcuni distinguo, per accogliere l’onda di profughi che dal Nordafricani rivolta, potrebbe arrivare ancora più intensa nel nostro Paese.
L’adesione è arrivata al termine di un incontro al Vicinale con i presidenti di Regioni, Province e Comuni.
“Si tratta - ha detto Maroni – di un piano d’emergenza che prevede la distribuzione con il criterio di mille profughi ogni milione di abitanti, del territorio interessato fino a un numero massimo di 50 mila profughi, una previsione che, purtroppo, temiamo essere molto realistica”.
Le prime centinaia di immigrati, hanno già preso la via della Sicilia e della Puglia. Rimane da capire come saranno distribuiti sul territorio italiano.
Un problema in più per gli uomini della Lega Nord, che da censori e “razzisti” nei confronti dei clandestini, dovranno, comunque, far buon viso a cattivo gioco.
Hanno un bel da puntualizzare Roberto Cota e Luca Zaia, presidenti di Piemonte e Veneto.
“Il piano vale solo per i profughi libici, altrimenti ci opporremo”. Ma la maggior parte dei nuovi arrivi sono di nazionalità tunisina… La maggior parte dei nuovi arrivi, sono arrivati senza documenti di identità e dunque di etnia incerta. Tunisini, marocchini e pochi libici".
Dunque le previsioni del ministero vanno a pallino, travolte da un’altra realtà. Come è chiaro a molti, si potrebbero creare problemi di sicurezza assai gravi. Ma non basta.
Mentre si snocciolano le cifre dell’emergenza, quello che non è chiaro, ma è sfumato, con l’ambiguità tipica della diplomazia, è che tra gli immigrati, vi possono essere, o meglio ci saranno esponenti della malavita locale e terroristi. Con quali sistemi di intelligence si potranno individuare ed isolare?
Dopo queste considerazioni tentiamo di capire meglio nei dettagli che interessano il Piemonte e meglio ancora Asti, cosa succederà.
Per ora sono ipotesi ma non troppo azzardate. Nonostante le smentite delle Autorità locali, politiche e non, il capoluogo artigiano dovrà fare di necessità virtù. Sono i numeri a dirlo,correlati da ragionamenti logici.
Al Piemonte toccheranno circa 4 mila profughi, le province sono otto, dal calcolo matematico, ad Asti ne toccherebbero circa cinquecento. Torino, non è in grado di assorbirne che un numero esiguo (duecento?).
Le strutture a disposizione o sono state incendiate o sono al collasso. Novara e Verbania, collegio elettorale di Roberto Cota, faranno di tutto per limitare i danni.
Pertanto le smentite sull’accoglienza dei profughi ad Asti, non sono credibili.
Queste persone dovranno essere sistemate da qualche parte e in città, se ne parlava già nei giorni scorsi, i locali agibili, sono già a disposizione: sono quelli del vecchio ospedale, in centro, chiusi da qualche anno ma sicuramente ancora in buono stato da essere utilizzati in tempi brevi.
Perché nell’accordo fra le regioni, quest’ultime devono mettere a disposizione strutture funzionanti ed in alcuni casi occorre il tempo per rendere abitabili eventuali locali di accoglienza.
Come reagirà la città a questa solidarietà forzata?
Staremo a vedere, con la speranza che quanto sta maturando non venga poi messo in atto…
www.atnews.it - 29 marzo 2011

Nessun commento:

Posta un commento