domenica 14 settembre 2014

Canelli 2014 - La vendemmia della vergogna

Dalla tendopoli dei disperati la chiamata mattutina per le vigne

Domenica, poco prima delle sette di mattina. Piazzale Europa, Canelli, Colline dell’Unesco, tempo di vendemmia. Un uomo scende da un furgone. Ha dei fogli in mano. Con piglio deciso, quasi militare e la tranquillità di chi può farlo, comincia a chiamare dei nomi. Le persone, circa una sessantina, tutte dell’Europa dell’Est che stazionavano sulla piazza con in mano povere borse e occhi stanchi, si muovono verso i furgoni e vi salgono ordinatamente. Segno di un rito che si ripete quotidiano. Donne e uomini con gli occhi chiari probabilmente bulgari. Intanto altri tre uomini lì vicino stanno discutendo di quanto dovrà essere il vendemmiato di ciascun straniero.
Se si sta al di sotto di certe quantità non va bene. Certo le cooperative non possono lavorare a ora o a cottimo per cui si fanno contratti a ettaro ma poi quello che conta è quanta uva verrà raccolta da ognuno. In pochi minuti la piazza si svuota e i primi “carichi” vanno verso le vigne. Intanto, ben nascosto dietro i capannoni di Regione Dota, su una piazzola attorno a un cesso chimico si è sviluppato un campo di fortuna, colorato, indegno. Lo sarebbe anche per gli animali, figuriamoci per gli uomini. Più grande dello scorso anno. Dietro in lontananza il sole sta sorgendo su una delle colline dell’Unesco.
Nel campo non c’è quasi più nessuno, solo una donna rimane lì seduta. Fuori da una tenda. Magari non sta bene, cucina per tutti o non può lavorare perché non in regola con i documenti. Proviamo a farle una domanda ma ci guarda con un sorriso triste e fa cenno di non capire. Intanto sulla piazza il mercato riprende, arriva anche qualche africano che sale su una Panda e se ne va. Qualcuno, più disperato degli altri forse perché senza documenti resta un poco nascosto nella speranza comunque di un ingaggio. Alle nove di mattina sulla piazza non c’è più nessuno. «Sono tutti partiti per le colline» si lascia scappare la ragazza cinese del bar sulla piazza.
Piermassimo Pavese

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