giovedì 7 agosto 2014

Le schiave della strada - Inchiesta su Repubblica


In Italia ci sono un centinaio di enti e associazioni che si prendono cura delle donne trafficate, anche nigeriane. "Negli ultimi anni abbiamo accolto 140 ragazze - racconta Alberto Mossino, della Casa Africana di Asti - Hanno tra i 16 e i 35 anni, le minorenni sono molte. I clienti non sono pedofili, ma quando le trovano per strada fanno finta di credere che abbiano 20 anni. Ma si vede benissimo che sono delle ragazzine. Ragazzine bellissime, come le quali ti puoi appartare per 15-20 euro. Non siamo contrari alla prostituzione, persone adulte e consensienti possono fare quello che vogliono della propria sessualità. Ma questo è sfruttamento. Alcune ragazze arrivano incinte nel centro di accoglienza, la maternità è uno dei fattori più motivanti a scappare. Oppure un'aggressione, una malattia. O l'inferno e la disperazione dei primi giorni".

"Abbiamo le mani legate - si arrabbia Alberto Mossino - Il problema è che, ormai da cinque anni, c'è un'interpretazione restrittiva della Turco Napolitano, vengono concessi sempre meno permessi di soggiorno per motivi di protezione sociale. Così non possiamo aiutare queste ragazze a evadere dalla clandestinità, a trovare un lavoro. Succede che dopo qualche anno devono uscire dalla comunità, senza aver ottenuto il permesso di soggiorno. E in 90 casi su 100 tornano a essere sfruttate. In più le donne che hanno denunciato i loro aguzzini hanno messo anche a rischio la loro famiglia, che spesso è vittima di ritorsioni".

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