giovedì 12 aprile 2012

Voglia di retate


al Direttore de La Stampa, redazione di Asti

Ieri ho letto lo sfogo di un astigiano che si lamentava della presenza di prostitute in città.
Di solito a queste lamentele la Questura risponde con le retate; si puliscono le strade per qualche giorno, le giovani ragazze, spesso già vittime di tratta, vengono rinchiuse nei CIE e espulse.
I trafficanti e le madam rosicano un pò, ma nella sostanza nulla cambia, sono già pronti a sostituire le donne espulse con altre giovani appena arrivate.

Ci sono due soluzioni per sconfiggere, o almeno limitare, il grave sfruttamento di queste giovani donne che vengono fatte prostituire sulle nostre strade:

1 - Indagare e perseguire i trafficanti e gli sfruttatori. E' un lavoro difficile che richiede impegno e spesso non dà risultati investigativi immediati e gratificanti. Ad Asti lo sappiamo bene, sono anni che non si ha notizia di qualche arresto di madam o trafficanti nigeriani. Sembra che l'interesse stia tutto nel dare la caccia alle giovani sulla strada. Chi le sfrutta e le obbliga a prostituirsi non è degno di interesse.

2 - Favorire interventi di mediazione dei conflitti e mediazione culturale per cercare di normalizzare l'esercizio della prostituzione su strada. Questi interventi permettono anche di avere un monitoraggio costante sul territorio e sull'evoluzione del fenomeno della prostituzione. Inoltre si costruiscono rapporti di prossimità fra gli operatori sociali, la polizia municipale e le ragazze prostituite, che possono anche portare alla fuoriuscita dal circuito prostitutivo di molte donne

L'anno scorso avevamo presentato alla Provincia, sul bando Sicurezza, un progetto simile. Costava poco, 7000 euro all'anno. Purtroppo non è stato finanziato. 

Il PIAM si occupa di tratta e prostituzione da molti anni, esperienza ne abbiamo, ormai una cosa è certa: la prostituzione su strada è parte integrante della tratta di esseri umani, se si vuole limitarne la presenza bisogna perseguire i trafficanti, gli sfruttatori e non le vittime, che invece avrebbero bisogno di misure di sostegno e integrazione sociale.

Inoltre sarebbe opportuno provare a mettere in campo interventi di mediazione, prossimità e riduzione del danno rivolti alle donne che si prostituiscono su strada. 
Non fosse altro per sperimentare altri tipi di intervento, visto che le ordinanze comunali e le retate hanno palesemente fallito.

Alberto Mossino
presidente  PIAM onlus Asti

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