Su
La Stampa del 20 maggio 2015, edizione di Asti, si legge che "Ci
sono le frane, ma non i soldi".
Questa
situazione mette a grave rischio la sicurezza dei nostri territori e
della nostra viabilità.
Mancano
i soldi è vero, però in questi mesi abbiamo accolto un gran numero
di profughi che potrebbero essere impiegati proprio in lavori di
pubblica utilità.
In
alcune situazioni ci si sta già muovendo in questa direzione, ad
esempio l'Ente Parchi Astigiani ha affidato i lavori di messa in
sicurezza delle passatoie nei boschi ad una cooperativa in cui
lavorano, con tirocinio regolarmente retribuito, alcuni richiedenti
asilo.
Serve
uno scatto in avanti, serve recuperare fiducia nella mutualità
reciproca, serve vedere come ottimizzare i costi e le risorse in un
ottica di bene comune.
Se
continuiamo a considerare ogni singola problematica isolata dal
contesto generale, mancheranno sempre le risorse e la progettualità
per risolverla.
Abbiamo
territori che necessitano di manutenzione, in primis ordinaria, e
abbiamo molti giovani ragazzi arrivati in Europa in cerca di lavoro,
e che troppo spesso sono parcheggiati nei centri di accoglienza senza
fare nulla.
Quel
che serve è una regia istituzionale che metta insieme le risorse, i
progetti e le maestranze.
Una
parte delle risorse necessarie devono essere erogate dall'ente
committente, ma un'altra parte può essere attinta dai fondi
stanziati per l'accoglienza dei profughi.
Così
l'accoglienza può diventare davvero una risorsa per i territori che
la praticano con una ricaduta concreta sulle comunità ospitanti.
Però
allo stesso tempo, il lavoro e l'impegno dei rifugiati deve essere
tenuto in conto dalle Commissioni per il riconoscimento asilo,
concedendo un permesso di soggiorno umanitario a chi contribuisce a
migliorare il nostro paese.
PIAM
onlus
maggio
2015
una
delle opere eseguite presso l'Ente parchi astigiano dalla Coop. No
Problem con l'impiego di profughi




















