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venerdì 20 marzo 2015

Ad un anno dagli sbarchi

 
Nel marzo 2014, a seguito della prima ondata di sbarchi di profughi provenienti dalla Libia, sono arrivati ad Asti i primi 40 ragazzi africani.
Ci siamo attrezzati in fretta e emergenza per dar loro una buona accoglienza. Non avevamo idea che ne sarebbero arrivati ancora molti, di diverse nazioni. Africa, Medio oriente, Asia. Giovani, famiglie, donne, bambini. In tutto più di 500.
Abbiamo aperto nuove strutture di accoglienza, formato operatori sociali, coinvolto la cittadinanza.
E abbiamo iniziato a convivere con questi ragazzi, a conoscerne le pene e le aspirazioni.
Abbiamo ascoltato storie di guerra, miseria, soprusi. Viaggi allucinanti e speranze infinite.
Ci siamo impegnati per fornire a tutti, italiani e migranti, un dignitoso servizio di sostegno, teso a favorire l'integrazione e la coesione sociale.
In poche parole abbiamo fatto accoglienza.
Un anno fa non sapevamo ancora bene dove stavamo andando, la pressione dell'emergenza ci imponeva di trovare soluzioni rapide ed efficaci, senza avere il tempo di valutare bene il contesto in cui ci muovevamo.

Ora, a distanza di un anno, abbiamo le idee più chiare.
Abbiamo lavorato, speso tempo, energie e denaro pubblico non in nome della solidarietà, bensì per creare dei problemi di ordine pubblico.
Sì, perchè nonostante il nostro impegno ad accompagnare questi giovani e vigorosi ragazzi verso l'integrazione nella società italiana, promuovendo corsi di italiano e di formazione, sostegno psicologico e legale, attività sociali e sportive, tirocini lavorativi, ora ci troviamo di fronte al giudizio della Commissione e del Tribunale per il riconoscimento del diritto di asilo.
Commissione e Tribunale che spesso, troppo, quando valutano le condizioni e i vissuti di queste persone, decidono di non riconoscere loro neanche una minima protezione umanitaria.
E così lo Stato italiano, dopo aver speso circa 1.000 euro al mese per accogliere questi ragazzi, spesso per più di un anno, decide di mandarli via, di non riconoscere loro nessun diritto.

E queste persone dove andranno?
Cercheranno ancora una volta di arrangiarsi, e con il risentimento di chi si è visto rifiutato, andranno a sovraffollare abitazioni fatiscenti, a occupare un posto dove vivere.
Resteranno comunque in Italia vivendo di espedienti e sfruttamento, nell'attesa di una sempre più improbabile sanatoria.
Stiamo creando, con spreco di risorse pubbliche, una nuova categoria di invisibili, impropriamente chiamati clandestini.
E lo Stato tornerà comunque ad occuparsi di loro come problema sociale di ordine pubblico.
Sarebbe molto più sensato riconoscere a queste persone un diritto minimo di cittadinanza, un permesso di soggiorno, e dar loro modo di giocarsi le proprie carte nella legalità.
D'altronde perchè allora aver speso così tanto denaro pubblico per creare irregolari?
E invece si opta per il non sense.
A conti fatti, un anno fa se avessimo saputo dove stavamo andando, probabilmente non avremmo accettato di farci complici ed esecutori di questa follia.
Credevamo nel valore dell'accoglienza, della solidarietà, dei diritti. Ci troviamo invece invischiati nelle gestione del disordine sociale.
 
Non è così che doveva andare.

Asti, 19 marzo 2015
PIAM onlus - Consorzio COALA

giovedì 23 ottobre 2014

anche a Asti - IO STO CON LA SPOSA

siamo molti contenti di annunciare che
mercoledì 5 novembre
al ReHub (Refugees Hub) di Villa Quaglina - Asti, Fraz. Torrazzo
sarà proiettato il film
"Io sto con la sposa" con la presenza di uno dei registi
http://www.iostoconlasposa.com

E' un appuntamento importante che racconta la vita dei profughi che in questi mesi sono arrivati in Italia scappando dalla guerra in Siria, dalla dittatura in Eritrea, dalla disperazione della Libia e tanto altro ancora.

Dal 21 marzo 2014 a Villa Quaglina sono transitati 386 profughi di diverse nazionalità.
La storia di molti di questi è simile a quella raccontata in "Io sto con la sposa".
Per questa ragione pensiamo che il ReHub di Villa Quaglina sia il posto giusto dove proiettare il film.
Nel pomeriggio si terrà un incontro delle realtà piemontesi impegnate nell'accoglienza dei profughi, poi una cena a buffet e alle 21 la proiezione + incontro con il regista.

Siete tutti invitati

sabato 20 settembre 2014

Canelli 2014 - La vendemmia della vergogna - Facciamo i conti


A Canelli ci sono 782 ettari coltivati a vigna.
Nell'accordo in paritetica per il 2014 è stata fissata una resa di 107 quintali ad ettaro a cui bisogna aggiungerne 8 di blocage/déblocage per un totale di 115 quintali per ettaro.
Il prezzo è stato confermato in 10,65 euro al miriagrammo (106,5 euro al quintale).
fonte: http://www.lancora.eu/?q=node/8207

Facciamo i conti
ettari: 782
resa quintali a ettaro: 115
prezzo al quintale: 106,5
totale giro d'affari per la vendemmia 2014 del Moscato a Canelli: 9.577.545,00 euro

Se nella paritetica avessero fissato una quota di 25 centesimi a quintale (una miseria) sarebbero saltati fuori 22.482,5 euro per allestire un centro di accoglienza temporaneo per i vendemmiatori.
E tutta questa ignobile tarantella sul degrado degli accampati non avrebbe più avuto senso.
Basta poco, ma manca la volontà.

domenica 14 settembre 2014

Canelli 2014 - La vendemmia della vergogna

Dalla tendopoli dei disperati la chiamata mattutina per le vigne

Domenica, poco prima delle sette di mattina. Piazzale Europa, Canelli, Colline dell’Unesco, tempo di vendemmia. Un uomo scende da un furgone. Ha dei fogli in mano. Con piglio deciso, quasi militare e la tranquillità di chi può farlo, comincia a chiamare dei nomi. Le persone, circa una sessantina, tutte dell’Europa dell’Est che stazionavano sulla piazza con in mano povere borse e occhi stanchi, si muovono verso i furgoni e vi salgono ordinatamente. Segno di un rito che si ripete quotidiano. Donne e uomini con gli occhi chiari probabilmente bulgari. Intanto altri tre uomini lì vicino stanno discutendo di quanto dovrà essere il vendemmiato di ciascun straniero.
Se si sta al di sotto di certe quantità non va bene. Certo le cooperative non possono lavorare a ora o a cottimo per cui si fanno contratti a ettaro ma poi quello che conta è quanta uva verrà raccolta da ognuno. In pochi minuti la piazza si svuota e i primi “carichi” vanno verso le vigne. Intanto, ben nascosto dietro i capannoni di Regione Dota, su una piazzola attorno a un cesso chimico si è sviluppato un campo di fortuna, colorato, indegno. Lo sarebbe anche per gli animali, figuriamoci per gli uomini. Più grande dello scorso anno. Dietro in lontananza il sole sta sorgendo su una delle colline dell’Unesco.
Nel campo non c’è quasi più nessuno, solo una donna rimane lì seduta. Fuori da una tenda. Magari non sta bene, cucina per tutti o non può lavorare perché non in regola con i documenti. Proviamo a farle una domanda ma ci guarda con un sorriso triste e fa cenno di non capire. Intanto sulla piazza il mercato riprende, arriva anche qualche africano che sale su una Panda e se ne va. Qualcuno, più disperato degli altri forse perché senza documenti resta un poco nascosto nella speranza comunque di un ingaggio. Alle nove di mattina sulla piazza non c’è più nessuno. «Sono tutti partiti per le colline» si lascia scappare la ragazza cinese del bar sulla piazza.
Piermassimo Pavese

sabato 26 luglio 2014

FACCIAMO ACCOGLIENZA, MA DOVE STIAMO ANDANDO?

Di fronte ad una fase storica così frenetica e impegnativa è necessario ogni tanto sganciarsi dalle incombenze quotidiane, riflettere, progettare, ma anche incontrarsi e fare festa.


Sabato 2 agosto, in occasione della celebrazione della fine del Ramadam, alcune associazioni e cooperative di Asti e Alessandria organizzano una giornata di socialità e riflessione sullo stato attuale dei percorsi di accoglienza profughi dell'emergenza Mare Nostrum.

Alle 15, presso il Re-Hub (Refugees Hub) di Villa Quaglina in Asti si terrà un incontro fra gli operatori coinvolti nell'accoglienza.

In serata musica e festa con i profughi e rifugiati ospitati nelle realtà di Asti e Alessandria.

Siete tutti invitati a partecipare

CO.AL.A scs - Asti Alessandria
PIAM onlus
Coompany & Cooperativa Sociale - Alessandria
Crescere Insieme scs onlus - Acqui Terme
L'Ostello - Alessandria
Ristorazione Sociale - Alessandria
San Benedetto al Porto - Genova Alessandria
Cambalache – Alessandria

giovedì 8 maggio 2014

Moscato, la proposta di una quota per l’accoglienza agli stagionali


Sono ancora negli occhi di molti i baraccamenti dello scorso settembre sulla piazza di Canelli e il tremendo titolo dell'espresso sulla "vendemmia della vergogna" mentre la nuova stagione è alle porte e tutta la filiera spera di non dover rivedere quelle immagini. Che hanno fatto un enorme danno in termini economici e di immagine. Ora una soluzione sembra potrebbe arrivare all'interno della paritetica, quella in cui si trova l'accordo tra produttori e industriali. Quando i giornali, il settembre scorso, hanno ripreso lecondizioni in cui i vendemmiatori erano costretti, per ragioni di risparmio, a vivere è stato evidente che il danno era fatto. Perché accostare l'ospitalità dei contadini di Langa alle situazioni tragiche di Rosarno e Saluzzo è stata una ferita anche per gli stessi agricoltori. Ferita su cui, anche per ragioni puramente di interesse alcuni hanno sparso sale. Come i francesi che hanno colto la palla al balzo per assestare un colpo all'immagine dello spumante principe italiano.


Perché ci piaccia o no, al di là delle ragioni di civiltà e umane che spingono a dare ospitalità dignitosa a chi sta lavorando, qui si parla essenzialmente di soldi. Di quelli che si rischia di perdere se il nome dell'Asti verrà associato a condizioni di sfruttamento. Proprio per questo una delle soluzioni possibili potrebbe arrivare proprio dall'accordo sulla paritetica del moscato. Dove sarebbe sufficiente prevedere una specifica ritenuta di pochi centesimi al quintale per garantire una giusta ospitalità ai vendemmiatori. Ritenuta che poi potrebbe essere gestita in accordo con la Prefettura per garantire ospitalità dignitosa. Con un investimento probabilmente modesto e senza ricadute sul welfare sociale. Sentito a margine dell'Assemblea della Produttori, sembra d'accordo il presidente Giovanni Satragno.

«Se si parla di investimenti non giganteschi - ha commentato Satragno - e ciascuno fa la sua parte sono d'accordo». Dello stesso avviso anche Giorgio Ferrero candidato PD alle prossime elezioni regionali. «Qui non stiamo parlando di una questione di cifre - ha dichiarato Ferrero - ma di un punto fondamentale di civiltà. Che ovviamente ha anche delle ripercussioni in termini di immagine. Si rischia che tutta la promozione venga affossata, quello che serve va messo assieme. Per noi è un fattore prioritario». Altro elemento su cui bisognerà porre l'attenzione è che chi recluta i vendemmiatori si faccia carico anche di una dichiarazione di ospitalità. Ora non resta che sentire cosa ne pensano Agrinsieme e gli industriali.


martedì 6 maggio 2014

L'accoglienza fa bene - Assemblea pubblica


lunedì 14 aprile 2014

“Ma ora si vada oltre l’emergenza"


commenta Alberto Mossino del PIAM: «Serve un coordinamento permanente per pianificare meglio una situazione che ormai va al di là dell’emergenza. La soluzione è inclusiva - spiega - deve coinvolgere la cittadinanza, dar fiato a chi sul territorio ha voglia di dare ospitalità. Se è vero quello che dice il ministro Alfano sui prossimi sbarchi, bisogna organizzarsi per questa eventualità». E’ la proposta che le associazioni di Asti e Alessandria che si occupano di migranti inoltrano alle prefetture. Ed è ciò che, a livello nazionale, hanno segnalato Arci, Caritas, Fondazione Migrantes e Coordinamento comunità di accoglienza: «Riteniamo che la sola collocazione presso strutture alberghiere o enti pubblici e privati, nonché l’assenza di una regia, abbia ulteriormente peggiorato le condizioni non solo delle persone, ma anche dei territori ospitanti, lasciando sedimentare solitudini individuali e collettive, potenziando resistenze ideologiche, indebolendo sistemi di accoglienza». Chiedono un piano organico, ritenendo «improponibile affrontare questo esodo, ormai strutturale nella nostra epoca, con politiche nazionali caratterizzate dall’emergenza». 

lunedì 27 gennaio 2014

In vino veritas: Canelli e il caporalato



Canelli, provincia di Asti, terra di vigne nelle quali si raccoglie l’uva che si trasforma in barbera e moscato, ha visto negli ultimi anni un incremento, fino a diventare un prassi, delle assunzioni di braccianti macedoni e bulgari per la vendemmia.
All’inizio di dicembre del 2013, un articolo dell’Espresso intitolato “La vendemmia della vergogna” ha denunciato, a livello nazionale, la presenza di caporalato nell’impiego di tali braccianti e ha mostrato delle immagini dell’accampamento che alcuni di loro hanno creato a cielo aperto nella cittadina.
Dopo aver intervistato Alberto Mossino, dell’associazione Piam Onlus di Asti, che ha seguito la situazione da vicino, denunciando un impiego di manodopera da parte delle aziende vinicole tramite un caporalato legalizzato sotto forma di cooperative e la pessima condizione abitativa nella quale vertevano alcuni dei macedoni e bulgari recatasi a Canelli per la raccolta dell’uva, abbiamo voluto approfondire la conoscenza sulla situazione parlando con Marco Gabusi, il sindaco della città.
Gabusi ci ha raccontato che Canelli ha una grossa comunità macedone e bulgara di circa un migliaio di persone che da anni vivono in modo stanziale nella città, questo avrebbe permesso l’inizio di impiego di connazionali in cerca di un’occupazione di breve durata per la raccolta dell’uva. Una settimana prima dell’inizio della vendemmia arrivano a Canelli molti pullman di macedoni che vengono ospitati da parenti e amici durante il periodo di raccolta, alcuni (circa un centinaio) non avendo tale possibilità, si sono arrangiati costruendo un accampamento nella cittadina.
Per la vendemmia passata l’accampamento è sorto a ridosso del fiume Belbo, per quella del 2013 invece in un piazzale cittadino. Questo avrebbe creato problemi di convivenza con la cittadinanza canellese che si è lamentata della sporcizia e ha manifestato timore per la presenza di tali stranieri che, a dire del sindaco, non sarebbero riusciti a essere impiegati in nessuna azienda tramite le cooperative.
Sarebbe proprio su tali braccianti che si è generato un fenomeno di caporalato , non essendo impiegati in modo convenzionale infatti, essi vengono presi e portati dai caporali non solo a Canelli, ma anche nelle zone circostanti, per alcune giornate lavorative . Ma questo implica che sono costretti ad accettare salari bassissimi se confrontati con lo sforzo e l’orario di lavoro perchè non possono che accontentarsi.
L’accampamento creatosi è stato spostato, per le lamentele, in una zona industriale più isolata e sono stati forniti dall’amministrazione, una doccia e due wc chimici.
Ma esisterebbe anche un altro tipo di caporalato, le aziende infatti, assumono i braccianti stranieri tramite delle cooperative che sono in parte miste italo-macedoni, in parte macedoni e in parte italiane, che si occupano di gestire contratti, orari e paghe dei braccianti per conto dei proprietari terrieri, i proprietari pagano il lavoro della cooperativa che però,non essendo un’agenzia interinale, non potrebbe fare dell’intermediazione.
Le paghe dei braccianti si aggirerebbero sui 5 euro l’ora e gli orari di lavoro non sarebbero sempre rispettati.
Questo tipo di modalità di assunzione sembrerebbe diffuso e difficilmente scardinabile nella zona del canellese, il sindaco afferma che i controlli della finanza e della polizia, per quest’anno di vendemmia, avrebbero però trovato solo 5-6 cooperative non in regola sulle 250 ispezionate.
L’amministrazione ha predisposto per l’anno passato un’agevolazione per le aziende che avrebbero assunto cittadini canellesi in difficoltà lavorative, sarebbero così stati impiegati per la raccolta dell’uva 25 cittadini con un contributo per le aziende di 160 euro per ogni assunto.
Il sindaco si è dichiarato preoccupato per gli anni a seguire, se infatti dovessero essere sempre più le persone che si recano a Canelli senza sicurezza d’impiego, sarebbe agevolata una loro assunzione tramite caporalato e si creerebbero condizioni abitative peggiori degli anni passati.
E’ auspicale, ad avviso del primo cittadino, uno sforzo ancor più concertato tra prefettura, amministrazione comunale e forze dell’ordine per gestire l’arrivo e l’assunzione dei braccianti stranieri.
Certo è che la situazione merita del monitoraggio e dell’impegno affinchè anche le forme di caporalato più sottili e semi legalizzate vengano sostituite con assunzioni regolari e dignitose.
Le aziende della zona producono prodotti di altissimo valore economico e enogastronomico ma diventerà difficile trovare gustoso e pregiato lo sfruttamento.
24/01/2014
Giulia D’Ottavio

mercoledì 15 gennaio 2014

Sotto la buccia. Agricoltura e sfruttamento nel sistema Piemonte




il video su youtube

Canelli invece, centro d’eccellenza per la produzione di pregiati vini, dove una volta la raccolta dell’uva era affidata dai produttori a studenti, amici e parenti, ha risposto a un aumento di controlli sull’impiego di manodopera stagionale con l’impiego di cooperative per lo più registrate in Bulgaria e Macedonia o miste.
Il reclutamento dei braccianti stranieri ha portato a una situazione, seppur più contenuta, simile a quella del saluzzese, di barcaccamento, situazione che è stata confinata dall’amministrazione in una zona industriale con il solo supporto di due wc chimici e una doccia per circa un centinaio di persone.

lunedì 23 dicembre 2013

Report del tavolo “Migranti e rifugiati”, bisogni e lotte della/nella composizione meticcia

Report del primo incontro tra Canelli, Saluzzo, Asti e Torino sui temi dell’ABITARE e del LAVORO - 14.12.2013



In particolare, per quanto riguarda il lavoro stagionale nei comparti agro-alimentare ed ortofrutticolo, bisogna rendere chiaro che le spese relative alla sistemazione abitativa dei braccianti devono essere considerate costi di produzione e, come tali, inserite nei bilanci preventivi per la stagione da parte delle aziende. Si tratta quindi, in primo luogo, di ribadire che i costi di ospitalità per i braccianti devono essere a carico dei datori di lavoro – privati – e non del pubblico.




Ogni prodotto agroalimentare deve essere:

– Buono - sennò che lo compriamo e mangiamo a fare?
– Sano - nel senso che non ci faccia male (no OGM, no chimica, meglio se Bio, ecc)
– Giusto - la sua produzione e raccolta non deve aver recato danno, sofferenza, sfruttamento a nessuno.

Nell'ottica di dotarsi di strumenti di lotta efficaci, si è già sottolineata l'utilità della creazione di una mappatura delle situazioni di sfruttamento/segregazione/reclusione locali, coinvolgendo anche i migrant* nel tracciare i movimenti sull'intero territorio nazionale e transnazionale di chi è costretto ad un nomadismo forzato alla ricerca di impiego stagionale.

Il prossimo incontro si terrà ad Asti, all'Ex Mutua Occupata.
La data proposta è sabato 11 gennaio 2014.

lunedì 16 dicembre 2013

Piemonte: la vendemmia della vergogna

ad ottobre avevamo denunciato la grave situazione di sfruttamento dei braccianti agricoli impegnati nella vendemmia a Canelli

Canelli, Rosarno, Saluzzo, Castelnuovo Scrivia. Cooperative, caporali e sfruttati.

Oggi finalmente ne parla anche l'ESPRESSO


Tutto questo servirà ad evitare che il prossimo anno si verifichino di nuovo situazioni di baraccamento durante la vendemmia?
I produttori devono assumersi le proprie responsabilità e non solo pensare ai profitti. Contratti in regola e ospitalità per i braccianti.


venerdì 18 ottobre 2013

Lo sfruttamento multilivello. Un libro-inchiesta sul virus che dalle campagne dei braccianti africani si è esteso ovunque

Antonello Mangano

La rosarnizzazione del lavoro

Il virus dello sfruttamento dalle campagne del Sud alle grandi aziende. 

Prefazione di Ascanio Celestini

 

Vi chiedete se Rosarno è cambiata? È l`Italia che si è rosarnizzata. 
Il supermercato dove siamo clienti, il grande magazzino del mobile dove scegliamo il tavolo a basso costo, la casa che abitiamo, la scuola dove portiamo i figli e la strada che percorriamo per andare in vacanza fanno già parte di questa mostruosità: lo sfruttamento multilivello. 
Un libro-inchiesta sul virus che dalle campagne dei braccianti africani si è esteso ovunque.

lunedì 7 ottobre 2013

un vino di grande qualità... e la qualità della vita di chi lo produce?


Oggi si è svolta la conferenza stampa di denuncia delle gravi condizioni abitative (o meglio, di baraccamento) in cui vivono i braccianti agricoli impegnati nella vendemmia a Canelli e zone limitrofe.
Hanno relazionato Alberto Mossino del PIAM e Nicolò Ollino del PRC di Asti.

Il discorso di fondo è che oggi l'agroalimentare si porta dietro situazioni di precarietà e sfruttamento, soprattutto nei periodi di raccolta. Queste situazioni hanno dei costi sociali che devono essere computati nei costi di produzione e non scaricati sul welfare o sull'ordine pubblico.
Devono farsene carico i produttori.

Oltre all'attenzione per la filiera corta, i disciplinari di produzione, le certificazioni biologiche, ecc. ecc. è ora di dare una certificazione anche etica ai prodotti, che tenga conto delle condizioni salariali e di dignità dei lavoratori impiegati.

In una ricerca sociale fatta dalla  Cooperativa Dedalus di Napoli sul lavoro in agricoltura al sud, vengono indicati 3 fattori di sfruttamento: se sono presenti tutti e 3 ci si trova in presenza di Grave Sfruttamento o Lavoro Paraschiavistico.

livelli e forme di violazione dei diritti fondamentali dei lavoratori migranti quali:
·       Il diritto alla libertà personale, attraverso la rilevazione di situazioni di riduzione in schiavitù e semischiavitù dei lavoratori, a partire dalla fase di reclutamento avviamento e trasporto.
·       Il diritto alla salute e a degne condizioni abitative, attraverso la rilevazione di tipologia e condizione dell’alloggio occupato e delle condizioni di salute influenzate dalla tipologia del lavoro svolto e dalle condizioni igienico-abitative.
·       Il diritto a situazioni lavorative degne, attraverso la rilevazione delle condizioni salariali, orarie, di messa in sicurezza, di rispetto delle norme contrattuali in generale, nonché dell’eventuale presenza di forme di caporalato che si occupano di reclutamento e collocamento al lavoro.

A Canelli abbiamo riscontrato gli ultimi 2.

Un'idea è quella di fare il contrario: dove si accerta che neanche una di queste situazioni è presente si può certificare che la produzione rispetta valori etici.

giovedì 3 ottobre 2013

quando la vendemmia fa rima con sfruttamento - La Stampa 3 ottobre 2013


Alla cortese attenzione dei locali organi di stampa
è convocata per lunedì 7 ottobre alle ore 12,30 presso la sede del PIAM, via Carducci 28, Asti, una CONFERENZA STAMPA sulla situazione registrata a Canelli durante l'opera di monitoraggio e i sopralluoghi effettuati al "campo dei braccianti", alla luce delle più recenti informazioni e testimonianze raccolte, con l'obiettivo di articolare un discorso anche sugli attuali assetti e metodi utilizzati dalle cooperative agricole che fungono da intermediario lavorativo tra i produttori locali e i braccianti stessi.

Alla conferenza stampa saranno anche invitati:
- CIA
- Confcoperative
- Coldiretti
- Prefettura
- Camera di Commercio
- sigle sindacali

Grazie, distinti saluti.

Alberto Mossino, PIAM
Nicolò Ollino, Segretario Provinciale PRC

martedì 1 ottobre 2013

Canelli, Rosarno, Saluzzo, Castelnuovo Scrivia. Cooperative, caporali e sfruttati.


In questi giorni a Canelli, nella zona industriale si può vedere un improvvisato accampamento dove vivono decine di braccianti agricoli che ogni giorno cercano un ingaggio per la vendemmia. Sono lavoratori stagionali dell'Est Europa. 


Per massimizzare profitto e organizzazione, le aziende agricole si affidano a cooperative di settore, che reclutano i lavoratori nei paesi dell'Est Europa (Macedonia, Bulgaria, Romania).
Si stabilisce una paga mensile e poi si organizza il viaggio verso l'Italia.
Tutto in regola. niente lavoro nero. Così si evitano problemi con l'Ispettorato del lavoro e la Guardia di Finanza. 
Poi però la paga corrisposta veramente non è mai quella indicata in busta paga. Le ore settimanali del contratto sono sempre inferiori a quelle realmente lavorate.
E nessuno si preoccupa di dove vivranno questi lavoratori durante la vendemmia. Qualcuno affitta un posto letto a cifre esagerate, altri preferiscono arrangiarsi alla buona in tende e baracche improvvisate.
Nasce così una piccola baraccopoli ai margini della città, la gente indignata protesta, la società civile si indigna.
Se tutto va bene qualche istituzione pubblica interviene (tardivamente) per allestire rifugi precari ma dignitosi. Tutto con fondi pubblici.
Per concludere: ai privati interessa solo ingaggiare manodopera stagionale a basso costo. E basta. 
La prima conseguenza è che questi lavoratori non hanno dove vivere e bivaccano come disgraziati ai margini della città.
La seconda conseguenza è che (nella migliore delle ipotesi) il Comune deve spendere soldi pubblici per rendere dignitosa la situazione.
Terza conseguenza: c'è sempre qualche cretino che grida all'allarme per l'invasione dei clandestini.

La vendemmia è diventata un periodo di precarietà, sfruttamento e sofferenza.
Un tempo era consuetudine che il padrone (oggi è più corretto dire datore di lavoro) fornisse anche vitto e alloggio ai braccianti per tutto il periodo della vendemmia. 
Erano altri tempi, davvero, quando alla vendemmia si associavano anche momenti di socialità, condivisione e festa.


E per concludere sottoscriviamo la denuncia pubblica del Partito della Rifondazione Comunista di Asti (l'unico che si sta sta occupando di questa situazione).

Questi lavoratori, accampati in condizioni inumane, quanto vengono retribuiti? 
Quante ore consecutive lavorano al giorno? 
Sono regolarmente assicurati all’Inail e all’Inps?


Le prefetture, i Comuni, le autorità sanitarie, gli organi ispettivi perché permettono il verificarsi di situazioni di questo genere, per molti versi simili a situazioni tristemente note in altre zone del nostro paese come quelle imposte dal caporalato a Rosarno o dallo sfruttamento lavorativo a Castelnuovo Scrivia o dal disinteresse delle amministrazioni a Saluzzo?

Corrisponde a verità che esistono centri di reclutamento e di intermediazioni di questa manodopera e in caso quale è la quota dei loro “servigi” e chi li paga?

venerdì 19 luglio 2013

la protezione delle vittime del traffico di esseri umani: modello italiano e cooperazione con l’OSCE

Incontro con la Rappresentante Speciale e Coordinatrice dell’OSCE 
per la lotta al traffico di esseri umani Maria Grazia Giammarinaro
18/07/2013 - Roma - Palazzo Montecitorio


il verbale dell'incontro è pubblicato sul blog della Piattaforma nazionale anti tratta

giovedì 11 luglio 2013

a proposito dello IUS SOLI


Asti - 11 luglio 2013
Giochi, animazione e merenda per tutti i bambini
E in più conferiremo l'ATTESTATO DI CITTADINO ASTIGIANO ai figli dei migranti.

Partecipano: 
Fabio Isnardi - Sindaco di Calamadrana
Guido Rosina - Sindaco di Settime
Mons. Francesco Ravinale - Vescovo di Asti

a seguire cena e kebab curdo


lunedì 27 maggio 2013

Firma la petizione "Difendiamo il sistema nazionale anti-tratta"


a Josefa Idem 
Ministra per le Pari Opportunità

Difendiamo il sistema nazionale anti-tratta

Con la presente vogliamo portare alla Sua attenzione la grave situazione in cui versa il “sistema nazionale anti tratta”, perché sentiamo vicina la Sua modalità di pensare la politica e l’impegno sociale e civile in questo frangente storico che vede l’Italia costantemente in affanno nell’affrontare gravi condizioni di recesso culturale. 
Siamo una rete informale di associazioni e cooperative regolarmente iscritte alla seconda sezione del registro degli enti che operano a favore di cittadini stranieri ai sensi dell’art. 52 comma 1 lett. b) del D.p.r. n° 394/99 e che si occupano di lotta al traffico di esseri umani ed in particolare di inclusione sociale ed accompagnamento all’autonomia delle persone vittime di tratta. 
La rete lavora in sinergia con enti pubblici e privati in un’ottica propositiva ed evolutiva della programmazione del sistema nazionale anti tratta e, in particolare, in questi anni, ha lavorato sempre in stretta collaborazione e sintonia con il Dipartimento delle Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri che ha consentito la necessaria continuità di attenzione politica e lo stanziamento delle risorse necessarie al sostegno del “sistema nazionale anti tratta”. 
Ci siamo permessi di scrivere perché, per la prima volta, tutto il sistema è messo fortemente in discussione. La grave crisi che colpisce il Paese ed i tagli che da essa sono derivati, ha fatto sì che per l’anno 2014 sia previsto un finanziamento di circa 3.800.000 a fronte di quello previsto per quest’anno di 8.800.000 euro. 
Un taglio pesante che finirà per incidere sulla tutela delle vittime di sfruttamento e tratta, non garantendone l’accesso ai programmi di assistenza e integrazione sociale previsti dall’art. 18 del Testo Unico sull’Immigrazione; sul contrasto ai fenomeni criminali dello sfruttamento e della tratta; sull’offerta di opportunità di inclusione sociale e lavorativa per vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale, grave sfruttamento lavorativo, accattonaggio, grave violenza e matrimoni forzati. 
Una cifra, dunque, che evidentemente non potrà più sostenere il “Sistema anti tratta” a livello nazionale. Ciò metterà a dura prova l’uniformità nazionale del Sistema stesso, rischiando di provocare gravi danni soprattutto alle persone vittime di tratta (più di 20.000 in questi anni hanno trovato protezione e sostegno all’emancipazione grazie agli interventi in cui i nostri enti e soggetti sono stati coinvolti). 
Siamo fortemente preoccupati che il lavoro svolto da tutti noi, con passione e impegno in questi anni, vada perduto. 
Per tutte queste ragioni, sicure e sicuri della Sua attenzione e sensibilità rispetto a questi temi, Le chiediamo di porre in essere tutte le azioni necessarie affinché vengano recuperati i fondi idonei al sostegno del sistema nel suo complesso. 

Le Associazioni e le Cooperative aderenti alla Piattaforma nazionale anti tratta.
piattaformaantitratta.blogspot.it


martedì 30 aprile 2013

AGGIORNAMENTI SULLA SITUAZIONE DEI BRACCIANTI IN LOTTA A CASTELNUOVO SCRIVIA (AL)

pubblichiamo molto volentieri questa mail con gli 



Le vertenze sindacali, le cause di lavoro e le indagini della Procura di Torino (PM Guariniello) procedono molto lentamente. Alcuni lavoratori devono recuperare somme di 20-30-40.000 euro e non vedono arretrati da mesi!

I lavoratori ex-Lazzaro, terminati i mesi di ricollocazione previsti dall’ex Assessore provinciale al Lavoro, sono di nuovo senza occupazione, tranne 3 che lavorano nella logistica di Rivalta Scrivia.

Le Istituzioni, Provincia e Prefettura in primis, non hanno dato finora risposta all’emergenza, anzi il Prefetto si è rifiutato di incontrare i lavoratori (cosa che riteniamo molto grave!), sottoposti a grave sfruttamento.

I braccianti di origine marocchina ribellatisi l’estate scorsa stanno andando avanti grazie ai fondi raccolti dalla Cassa di Resistenza istituita dal Presidio e con gli aiuti delle associazioni più sensibili.

I Sindaci della zona, sollecitati dal Presidio, si son detti disponibili a un incontro con gli agricoltori per verificare possibilità di ricollocazione (ricomincia la stagione in campagna), ma per ora non è successo nulla.

Nel frattempo, in piena emergenza soldi e lavoro, con molte bollette ovviamente non pagate, arrivano le prime ingiunzioni di sfratto e persino 2 multe per “violazione delle leggi sull’immigrazione” e questo nonostante i migranti abbiano segnalato all’anagrafe di Castelnuovo Scrivia la presenza di parenti, ospiti in casa o cambi di residenza… come fatto anche in passato.

Giungono quotidianamente da altre aziende agricole della zona segnalazioni di casi simili al caso Lazzaro, che stiamo raccogliendo.

Si rischia di creare un precedente importante se nel penale vi fosse una sentenza di condanna per gli sfruttatori!

Chiediamo a tutti di far girare il video che ricostruisce la storia della lotta di Castelnuovo, girato da noi del Presidio Permanente e di tenere alta l’attenzione su questa vicenda.

Se le denunce dei mesi scorsi a tutti noi, le multe e gli sfratti DI OGGI ai nostri fratelli e sorelle migranti sono un tentativo di intimidire i braccianti ribelli e i solidali che lottano con loro, se sono un modo per fermare chi ha reso visibili le condizioni di schiavismo dei braccianti nel tortonese (come in tutta Italia), HANNO SBAGLIATO I CONTI.

Troveranno ancora il Presidio sulla loro strada, insieme a tutti quelli che conducono lotte simili - a Saluzzo, a Rosarno, ad Alessandria, a Piacenza - a chi lotta per la casa e per il lavoro, alle associazioni e a tutti i solidali che ci sono vicini… contro mafie ed omertà. TUTTI UNITI!

Il Presidio, con i suoi avvocati, ha presentato ricorso contro gli sfratti, la sentenza ci sarà nei prossimi giorni, in ogni caso non staremo fermi, nessuno andrà in mezzo ad una strada, nessuno di coloro che hanno mostrato a tutti cosa sono coraggio e dignità si farà calpestare.

Vi terremo aggiornati nelle prossime settimane, per ora chiediamo a tutti di far girare il video (presto disponibile in versione integrale su internet) e queste notizie il più possibile. La lotta continua!

Castelnuovo Scrivia, 26 aprile 2013  
Presidio Permanente di  Castelnuovo Scrivia