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giovedì 12 marzo 2015

Asti - Profughi: dove sono e come vivono

Gli ospiti di Villa Quaglina a San Marzanotto sono coordinati dalla cooperativa Co.a.la che ha ottenuto il massimo punteggio

 

Profughi: dove sono e come vivono

Dopo gli ultimi arrivi sono 276 quelli smistati in provincia. Come funziona l’accoglienza gestita da associazioni e cooperative. E c’è chi affitta le case dai privati

Sopravvissuti. Alla guerra, a barconi stracolmi in balia di un mare senza orizzonti, a onde scure che toccano il cielo, al freddo di una traversata che gela sangue e lacrime. Tutti hanno visto la morte in faccia. E, per forza o per destino, le hanno girato le spalle e sono arrivati qui. Gli ultimi profughi sbarcati in Sicilia, poi «smistati» a Torino e infine assegnati alla provincia astigiana sono 276. Dove sono finiti? Come vivono?

Il bando di gara
La Prefettura di Asti ha pubblicato pochi giorni fa l’esito della gara d’appalto per la gestione dell’accoglienza di questi cittadini stranieri (per il periodo 1° marzo - 31 dicembre 2015). Ad aggiudicarsi il servizio sono stati cinque operatori: la cooperativa Co.a.la di Asti (di cui fa parte il Piam); la Caritas di Asti, la Senape di Casale Monferrato; l’associazione Basso Monferrato di Montechiaro e la Leone Rosso società cooperativa di Aosta.

I criteri di scelta
Criteri applicati per l’aggiudicazione? L’offerta economicamente più vantaggiosa, oltre al numero dei migranti per i quali le cooperative hanno dichiarato di poter assicurare il servizio. Ad aver ottenuto il massimo del punteggio, per la qualità dei servizi offerti, è il Consorzio Co.a.la (per 80 posti). Non è un caso, considerato che la cooperativa astigiana si occupa da anni di questo tipo di accoglienza con una struttura, Villa Quaglina, dotata di 21 camere, 4 spazi comuni, una cucina, due chef, una lavanderia, un magazzino, una palestra ed altri locali di servizio. La struttura ha già ospitato ad oggi circa 450 persone provenienti dalla Libia accolti in emergenza. A Casale sono stati assegnati 35 migranti, a Montechiaro sono andati in 40, ad Asti (Caritas) in 45 e alla Leone Rosso, arrivata dalla Valle d’Aosta, 76. Questa cooperativa, che non ha nessun centro di accoglienza nell’Astigiano, ha preso in affitto delle case da privati, una a Robella e l’altra a Valmaggiore.

Le «differenze» tra gli enti
Facendo un giro tra i vari centri di accoglienza, salta all’occhio una disparità netta tra i servizi offerti da una cooperativa e l’altra. Eppure, nella convenzione firmata con la Prefettura, tutti gli enti che si sono aggiudicati la gara d’appalto, si sono impegnati ad offrire questi servizi «minimi»: assistenza alla persona, lavanderia, pasti (colazione, pranzo e cena), un «pocket money» (2,50 euro a ciascuno al giorno sotto forma di «buoni» o di carte pre pagate), servizi per l’integrazione, assistenza linguistica e sanitaria, sostegno psicologico, informazione ed assistenza nei rapporti con la questura. Ad Asti, i profughi accolti dal Consorzio Co.a.la e dalla Caritas, hanno tutto quello previsto dalla convenzione, compresi lo screening sanitario approfondito, la cucina etnica che tiene conto delle varie religioni, camere e bagni attrezzati ad accogliere donne, uomini e famiglie, consulenza legale ed accompagnamento durante le audizioni alla Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale. «Praticamente, con quanto corrisposto dalla Prefettura, copriamo appena tutte le spese - spiega Alberto Mossino, del Piam, che gestisce Villa Quaglina -. Siamo comunque certi che lavorare con serietà in questo settore così delicato sia l’unico modo per rendere un servizio utile a chi ha bisogno di ricominciare a vivere». Non tutti i migranti, purtroppo, hanno avuto lo stesso destino.
I meno fortunati si sono ritrovati nelle mani di cooperative che, pur avendo firmato la stessa convenzione, incassano puntualmente i soldi dalla Prefettura, senza però garantire i servizi previsti. Nemmeno quelli minimi.

I controlli
A chi spettano i controlli? «A noi - risponde secco il prefetto vicario di Asti Paolo Ponta -. E li faremo. La Prefettura si riserva la facoltà di disporre in qualsiasi momento verifiche dirette ad accertare l’esatto adempimento delle prestazioni». Comunque, nella convenzione, si lascia molto (troppo) spazio all’autogestione. «Il Gestore - si legge - si impegna a garantire il monitoraggio delle presenze e provvederà mensilmente ad inoltrare alla Prefettura una relazione sullo stato di attuazione della presente convenzione».

Laura Secci
La Stampa - Asti 12 marzo 2013

mercoledì 18 febbraio 2015

nessun allarmismo

E' da più di un anno che siamo impegnati nell'accoglienza dei profughi e rifugiati. 
Abbiamo ospitato più di 450 persone: uomini, donne, famiglie, di diverse nazionalità.
Qualcuno ha proseguito il proprio viaggio verso altri paesi europei, altri hanno deciso di fermarsi qui.
Da parte nostra, come operatori coinvolti nell'accoglienza, abbiamo lavorato duro nella consapevolezza che oltre a dare ristoro a persone che dalla vita hanno avuto poco o nulla, abbiamo anche reso un servizio utile alla popolazione del nostro territorio, gestendo con serietà questo flusso massiccio di profughi.
Ora gli sbarchi dalla Libia sono ricominciati in maniera massiva. E noi siamo ancora qui, pronti a far rientrare nella normalità questa nuova emergenza.

NESSUN ALLARMISMO




martedì 13 gennaio 2015

Asti - profughi e lavori pubblici

 Intervista al Sindaco di Asti Fabrizio Brignolo a Radio24 - 10 gennaio 2015
"Si può fare, cronache da un paese migliore"
 ascoltala QUI - minuto 52,24

Rassegna Stampa
La Stampa - 2 settembre 2014

 

venerdì 12 settembre 2014

Lo Zoning a Asti - Forse è la volta buona?



Aumento della prostituzione in città? Il Comune studia lo zoning

E' diventato quasi un argomento tabù, di cui più nessuno parla e per il quale sono in pochi ad avere il polso della situazione cittadina. Eppure qualche segnale di cambiamento nel mondo della prostituzione astigiana è arrivato, ed è anche forte e chiaro. Infatti, non sono pochi i cittadini che hanno segnalato una presenza più massiccia delle prostitute in città, nelle zone residenziali. Una tendenza che si registra dal rientro delle ferie e che, apparentemente non avrebbe nessuna spiegazione. Non si capisce se si tratti semplicemente di una "migrazione" dalle vie più periferiche della città verso il centro, oppure si si tratti di un arrivo massiccio di ragazze "nuove". Nei posti "storici" della prostituzione sono aumentate le presenze e cominciano a spuntare ragazze (e anche molti trans) in posti che non erano mai stati scelti prima, come la zona del Pam che approfitta del forte passaggio di auto.
Per il resto, in corso Gramsci, corso Don Minzoni, resto di corso Torino e poi viale Don Bianco e, per la prima volta, anche in corso Venezia, con ragazze particolarmente appariscenti. Si tratta soprattutto di ragazze dell'Est, anche questo un fenomeno che sembrava superato dall'"ondata" delle donne africane le quali, invece, segnano una minore presenza. «Non abbiamo ancora analisi approfondite di questo aumento di presenze sulle strade della città - spiega Alberto Mossino che, con il Piam, da dieci anni conduce l'attività contro la tratta delle donne e opera con l'unità di strada- ma quello di cui siamo certi è che sia un fenomeno slegato dagli sbarchi dei profughi dalla Libia; non vi è alcun legame perchè le rotte delle prostitute sono totalmente diverse da quelle dei migranti». Questo nuovo allarme non è passato inosservato neppure in Comune dove sono giunte analoghe segnalazioni di presenze "imbarazzanti" sotto i condomini cittadini in zone rimaste finora fuori dalla vita notturna di lucciole e clienti.
«Non posso ancora anticipare nulla di definitivo -commenta il sindaco Brignolo - ma stiamo cercando una soluzione per confinare l'attività di prostituzione in zone della città che non rechino disagio alla popolazione residente». Conferme non ne arrivano, ma potrebbe trattarsi del progetto di "zoning" proposto proprio dal Piam qualche tempo fa sulla scorta di esperimenti in altre città italiane. Per descrivere di cosa si tratti, bisogna sottolineare che non si tratta di un quartiere a luci rosse nè di un "recinto" per prostitute e neppure di ghettizzazione di aree cittadine.
Il progetto si propone di ricercare, insieme a cittadini, associazioni di categoria, forze dell'ordine e associazioni che si occupano di prostituzione e tratta delle donne, delle aree in cui la prostituzione si può concentrare evitandone così la dispersione e l'inevitabile occupazione di zone abitate dai cittadini. Si scelgono strade e piazzole servite adeguatamente dal punto di vista della circolazione stradale e dell'illuminazione notturna per garantire una maggiore facilità di intervento in caso di emergenza e una maggiore sicurezza delle ragazze sulla strada che sarebbero meno esposte alle violenze e alle rapine, con un beneficio sull'ordine pubblico di tutta la città.
Daniela Peira

giovedì 7 agosto 2014

Le schiave della strada - Inchiesta su Repubblica


In Italia ci sono un centinaio di enti e associazioni che si prendono cura delle donne trafficate, anche nigeriane. "Negli ultimi anni abbiamo accolto 140 ragazze - racconta Alberto Mossino, della Casa Africana di Asti - Hanno tra i 16 e i 35 anni, le minorenni sono molte. I clienti non sono pedofili, ma quando le trovano per strada fanno finta di credere che abbiano 20 anni. Ma si vede benissimo che sono delle ragazzine. Ragazzine bellissime, come le quali ti puoi appartare per 15-20 euro. Non siamo contrari alla prostituzione, persone adulte e consensienti possono fare quello che vogliono della propria sessualità. Ma questo è sfruttamento. Alcune ragazze arrivano incinte nel centro di accoglienza, la maternità è uno dei fattori più motivanti a scappare. Oppure un'aggressione, una malattia. O l'inferno e la disperazione dei primi giorni".

"Abbiamo le mani legate - si arrabbia Alberto Mossino - Il problema è che, ormai da cinque anni, c'è un'interpretazione restrittiva della Turco Napolitano, vengono concessi sempre meno permessi di soggiorno per motivi di protezione sociale. Così non possiamo aiutare queste ragazze a evadere dalla clandestinità, a trovare un lavoro. Succede che dopo qualche anno devono uscire dalla comunità, senza aver ottenuto il permesso di soggiorno. E in 90 casi su 100 tornano a essere sfruttate. In più le donne che hanno denunciato i loro aguzzini hanno messo anche a rischio la loro famiglia, che spesso è vittima di ritorsioni".

mercoledì 9 luglio 2014

43 profughi a Villa Quaglina

In questi giorni molti profughi scappati dalla Libia sono arrivati ad Asti. 
Qualcuno ha proseguito il viaggio verso il Nord Europa, qualcun'altro ha deciso di fermarsi per un pò qui, ospitato a Villa Quaglina.
Abbiamo bisogno di scarpe da uomo, biancheria, abiti, biciclette, letti singoli, materassi e mobili a 2 ante.
Chi vuole farsi solidale, batta un colpo o meglio ancora passi a Villa Quaglina a salutarci.


mercoledì 28 maggio 2014

Emergenza Profughi - rassegna stampa maggio 2014




mercoledì 14 maggio 2014

L'accoglienza fa bene - rassegna stampa


Nessun margine per il buonismo, ma un confronto molto realistico sull'emergenza profughi a poco più di un mese dai primi arrivi anche nell'Astigiano. Un'assemblea, quella che si è tenuta lunedì sera al Centro San Secondo, che ha messo vicino diverse esperienze e le diverse "anime" che si trovano a dover dare accoglienza ed assistenza a 120 rifugiati politici con la prospettiva di dover continuare ancora a lungo visto il trend degli sbarchi sulle coste meridionali dell'Italia. Un confronto che è ruotato sull'ineluttabilità di questo fenomeno, sull'esigenza di mettere a sistema un'organizzazione di prima accoglienza per non rischiare sempre l'acqua alla gola ad ogni telefonata del Viminale alla Prefettura che annuncia arrivi imminenti.
Ma anche un'occasione per ragionare su un'occasione di piccolo indotto occupazionale che l'arrivo dei rifugiati politici in cerca di accoglienza possono far nascere. «Questa migrazione fa parte di un processo epocale che non si può bloccare -ha sottolineato Alberto Mossino presidente del PIAM- Ma per una volta, grazie ai fondi stanziati dal Governo per le diarie giornaliere destinate a chi accoglie questi stranieri, è possibile anche far lavorare e crescere diverse figure professionali intorno al mondo che si occupa di loro e dare un sostegno economico alle famiglie che li prendono in affidamento, come già capitato per 24 di loro». Ascoltati buoni esempi di accoglienza come quello di Elisabetta Serra che ha preso in carico come presidente dell'Ecomuseo una quindicina di pachistani ospitati nell'ex canonica di Capriglio oppure quello di Guido Rosina, sindaco di Settime, primo Comune astigiano ad aver aderito al progetto Pais o ancora il dottor Varni che, in qualità di medico di base, ha accolto un po' di loro nel novero dei suoi assistiti, non sono mancate le segnalazioni delle tante criticità ancora aperte.
La prima è l'incertezza sul decreto che consente a tutti gli immigrati sbarcati di essere definiti rifugiati politici: scade il 30 giugno e, pur essendo scontata una proroga, rimane comunque una incognita. Che si lega anche alla validità dei fondi messi a disposizione dal Governo per l'accoglienza dei profughi. E poi la necessità di allestire un punto di prima accoglienza (che potrebbe essere Villa Quaglina) dove poterli alloggiare appena arrivati in attesa di nuove sistemazioni fra le quali è privilegiata l'accoglienza diffusa in famiglia o in piccoli gruppi. Tenendo conto che la maggior parte dei rifugiati considera l'Italia un mero Paese di transito verso altre nazioni europee. Un appello arriva anche dal Ctp che si occupa di organizzare i corsi di alfabetizzazione e di italiano per i profughi: 7 maestre per 800 allievi sono decisamente insufficienti e servirebbero volontari in attesa di un aumento di organico del Provveditore.
A chiedere una compattazione della società di fronte a questo fenomeno migratorio è monsignor Ravinale che, a nome della Curia astigiana, è stato colui che ha messo a disposizione finora tutte le strutture di prima accoglienza. «La rete virtuosa di accoglienza deve allargarsi -è l'invito del dottor Paolo Ponta, viceprefetto vicario e coordinatore di questa emergenza a livello locale- ma va detto che il metodo di accoglienza diffusa dell'Astigiano è diventato un modello per tutti. Asti, in questo, è molto più avanti rispetto ad altre province».

Daniela Peira

giovedì 8 maggio 2014

Moscato, la proposta di una quota per l’accoglienza agli stagionali


Sono ancora negli occhi di molti i baraccamenti dello scorso settembre sulla piazza di Canelli e il tremendo titolo dell'espresso sulla "vendemmia della vergogna" mentre la nuova stagione è alle porte e tutta la filiera spera di non dover rivedere quelle immagini. Che hanno fatto un enorme danno in termini economici e di immagine. Ora una soluzione sembra potrebbe arrivare all'interno della paritetica, quella in cui si trova l'accordo tra produttori e industriali. Quando i giornali, il settembre scorso, hanno ripreso lecondizioni in cui i vendemmiatori erano costretti, per ragioni di risparmio, a vivere è stato evidente che il danno era fatto. Perché accostare l'ospitalità dei contadini di Langa alle situazioni tragiche di Rosarno e Saluzzo è stata una ferita anche per gli stessi agricoltori. Ferita su cui, anche per ragioni puramente di interesse alcuni hanno sparso sale. Come i francesi che hanno colto la palla al balzo per assestare un colpo all'immagine dello spumante principe italiano.


Perché ci piaccia o no, al di là delle ragioni di civiltà e umane che spingono a dare ospitalità dignitosa a chi sta lavorando, qui si parla essenzialmente di soldi. Di quelli che si rischia di perdere se il nome dell'Asti verrà associato a condizioni di sfruttamento. Proprio per questo una delle soluzioni possibili potrebbe arrivare proprio dall'accordo sulla paritetica del moscato. Dove sarebbe sufficiente prevedere una specifica ritenuta di pochi centesimi al quintale per garantire una giusta ospitalità ai vendemmiatori. Ritenuta che poi potrebbe essere gestita in accordo con la Prefettura per garantire ospitalità dignitosa. Con un investimento probabilmente modesto e senza ricadute sul welfare sociale. Sentito a margine dell'Assemblea della Produttori, sembra d'accordo il presidente Giovanni Satragno.

«Se si parla di investimenti non giganteschi - ha commentato Satragno - e ciascuno fa la sua parte sono d'accordo». Dello stesso avviso anche Giorgio Ferrero candidato PD alle prossime elezioni regionali. «Qui non stiamo parlando di una questione di cifre - ha dichiarato Ferrero - ma di un punto fondamentale di civiltà. Che ovviamente ha anche delle ripercussioni in termini di immagine. Si rischia che tutta la promozione venga affossata, quello che serve va messo assieme. Per noi è un fattore prioritario». Altro elemento su cui bisognerà porre l'attenzione è che chi recluta i vendemmiatori si faccia carico anche di una dichiarazione di ospitalità. Ora non resta che sentire cosa ne pensano Agrinsieme e gli industriali.


mercoledì 9 aprile 2014

Tutto il mondo in un paese - Settime (AT)

Settime (AT) 6/04/2014
Tutto il mondo in un paese
 
La festa Facce di pane e l'incontro sull'accoglienza dei migranti 
con Don Ciotti e Marco Sinatra Sindaco di Vizzini



venerdì 4 aprile 2014

Asti-San Damiano-Gorzano. Emergenza profughi marzo 2014 - rassegna stampa

martedì 1 aprile 2014

L'accoglienza diffusa. Anche ad Alessandria


se ne è parlato il 31 marzo ad Alessandria presso la Casa di Quartiere, in una bella e partecipata assemblea

domenica 23 marzo 2014

L'accoglienza diffusa, contro l'emergenza

Venerdì 21 marzo sono arrivati a Gorzano, una piccola frazione di San Damiano d'Asti, 40 ragazzi africani sbarcati il giorno prima in Sicilia.
Li abbiamo accolti e adesso pensiamo di superare l'emergenza con un'accoglienza diffusa.

venerdì 21 febbraio 2014

SPRAR 2014-2016 - si va avanti con l'accoglienza ad Asti e Settime

PUBBLICATE LE GRADUATORIE DEL BANDO SPRAR 
Sono state pubblicate le graduatorie per l'accesso alle risorse per la realizzazione di interventi di accoglienza integrata in favore di richiedenti e titolari di protezione internazionale nell'ambito della rete SPRAR.
Le graduatorie sono consultabili qui

PIAM onlus è l'ente gestore per i progetti di Settime e Asti. 

 




lunedì 16 dicembre 2013

Piemonte: la vendemmia della vergogna

ad ottobre avevamo denunciato la grave situazione di sfruttamento dei braccianti agricoli impegnati nella vendemmia a Canelli

Canelli, Rosarno, Saluzzo, Castelnuovo Scrivia. Cooperative, caporali e sfruttati.

Oggi finalmente ne parla anche l'ESPRESSO


Tutto questo servirà ad evitare che il prossimo anno si verifichino di nuovo situazioni di baraccamento durante la vendemmia?
I produttori devono assumersi le proprie responsabilità e non solo pensare ai profitti. Contratti in regola e ospitalità per i braccianti.


martedì 19 novembre 2013

Baby prostitute ad Asti

"ogni sera in strada ci sono almeno 3 o 4 ragazzine minorenni che si prostituiscono"



martedì 23 luglio 2013

RaiTre Piemonte - si parla di Settime, dell'accoglienza dei profughi, del PIAM

RaiTre
Tg Regione Piemonte 
21 luglio 2013

giovedì 11 luglio 2013

a proposito dello IUS SOLI


Asti - 11 luglio 2013
Giochi, animazione e merenda per tutti i bambini
E in più conferiremo l'ATTESTATO DI CITTADINO ASTIGIANO ai figli dei migranti.

Partecipano: 
Fabio Isnardi - Sindaco di Calamadrana
Guido Rosina - Sindaco di Settime
Mons. Francesco Ravinale - Vescovo di Asti

a seguire cena e kebab curdo


mercoledì 19 giugno 2013

Settime & Asti - Giornata Mondiale del Rifugiato 2013 - rassegna stampa



giovedì 13 giugno 2013

ZONING per le prostitute - Si chiede un'accellerazione

La Nuova Provincia - 11 giugno 2013


Aree della città dove le ragazze possono lavorare in sicurezza e senza disturbare

Ne avevamo già parlato nel nostro viaggio nel mondo della prostituzione astigiana, con l’unità di strada del PIAM in occasione della festa dell’8 marzo e ora la proposta arriva direttamente sul tavolo del Sindaco Brignolo.
Si tratta dello zoning, un sistema di gestione delle zone di prostituzione delle città che conta già alcuni esempi in altre città d’Italia.
Intanto sgombriamo il campo da quello che lo zoning non deve essere: non è un quartiere  a luci rosse, non è un "recinto" per prostitute, non è la ghettizzazione di porzioni cittadine piuttosto di altre.
Al contrario è una ricerca partecipata fra istituzioni, forze dell’ordine, soggetti sociali che si occupano di prostituzione, cittadini residenti, associazioni di categoria, di alcune zone cittadine dove la presenza delle ragazze si può concentrare senza arrecare fastidi o disturbi. Anzi, in alcuni casi, può addirittura trasformarsi in una sorta di presidio di aree completamente abbandonate di notte.
Luoghi riparati, bene illuminati, non frequentati da residenti o lavoratori, su strade facili da raggiungere da forze dell’ordine o mezzi di soccorso in caso di emergenze per garantire un minimo di "rete" e di sicurezza intorno alle ragazze che si prostituiscono.
Oggi molte delle ragazze che lavorano di notte sulle strade, sono situate in posti bui e isolati, in balia di ogni genere di violenza e, in caso di aiuto, non sempre riescono a chiedere soccorso o, se ci riescono, non riescono a spiegare dove si trovano per essere trovate.
Alberto Mossino, presidente del PIAM, l’associazione che ha istituito l’unità di strada e si occupa da anni di queste problematiche legate alla sicurezza e alla salute delle ragazze spiega: «I recenti casi di cronaca che parlano di aggressioni in strada delle ragazze, ci spingono a portare avanti il progetto di zoning. E’ uno strumento serio di contrasto, non costa niente e porta ad un forte abbassamento della conflittualità sociale tra sex workers e cittadinanza».
Non è la prima volta che si parla di zoning in Comune e proprio come sintesi dei precedenti incontri ed accordi, Mossino ha inviato anche una bozza di programma per dare concretezza al progetto ed avviarlo al più presto.
Primo impegno quello di convocare un tavolo operativo a cui siano presenti tutte le forze dell’ordine, la Prefettura, i Servizi Sociali, l’Asl e il PIAM.

DANIELA PEIRA